Bilingui e poliglotti vari

a cura di Gianfranco Porcelli

Invecchiando si diventa anzitutto brontoloni, poi bizzosi e infine… preferisco non pensarci. Se tuttora mi dedico a varie cose (compresa questa rubrica) è anche per cercare di prevenire quella che un medico mi ha detto chiamarsi tecnicamente “sindrome di rincoglionimento”. Di essere brontolone mi sono già reso conto; per il resto, confido che chi mi vuole bene mi avverta per tempo.

Lo spunto mi è stato dato da una pagina di questo sito che pubblicizza un materiale “multilingua”. I dizionari registrano l’aggettivo “bilingue” che, come tutti quelli della sua categoria, al plurale termina in -i: “bilingue/bilingui” come “dolce/dolci” e “veloce/veloci”. Il plurale “bilingui” è da decenni attestato anche in titoli di volumi come Bilingui a tre anni di R. Titone e Dizionari bilingui di C. Marello.

Su quella base sono stati coniati gli altri aggettivi della serie: “monolingue, trilingue, multilingue, plurilingue” ecc. – tutti col loro bravo plurale in -i. Quindi considero “multilingua” un errore e… brontolo.

La confusione può derivare dalla parola “madrelingua” che non è un aggettivo ma un nome e si usa di solito al singolare perché la lingua materna è una. Si dice anche “i madrelingua” come forma breve per “ i CEL/‘lettori’ di madrelingua”, ossia parlanti nativi della lingua che insegnano. Ma rispetto agli aggettivi di cui si parlava, è un altro discorso.

Come sempre in questi casi, sarà poi l’uso ad avere l’ultima parola. Dal momento in cui l’aggettivo “multilingua” sarà ampiamente accettato anche da chi ha a cuore la correttezza della lingua, i brontoloni faranno bene a stare zitti. Le lingue si evolvono, piaccia o no.

 

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