Quale scuola per quale lavoro

a cura di Gianfranco Porcelli

Le prime proposte di alternanza/integrazione scuola-lavoro risalgono a parecchi decenni fa – spesso come echi di iniziative estere. Sono sempre stato favorevole in linea di principio e quindi sono contento che finalmente si passi all’attuazione anche in Italia.

Non mi meravigliano le difficoltà: tutte le innovazioni, i “progetti speciali” e simili in cui mi sono trovato coinvolto – dal progetto ILSSE degli anni ’70 al CLIL, passando per tanti altri (in particolare voglio ricordare l’ERASMUS) – sono nati quando le circostanze lo hanno permesso, senza che il Ministero e/o i suoi organi periferici fossero pronti a gestirli. Poi ci sono voluti periodi di assestamento perché le cose cominciassero a funzionare a dovere. E per la verità non succede solo in Italia anche se in alcuni altri Paesi ci sono strutture più snelle e procedure meno macchinose rispetto a quelle che la nostra PA impone anche al mondo della scuola.

Le proteste riguardano lavori dequalificati e del tutto privi di connessioni con gli studi. Nei casi di evidenti abusi, che sfociano addirittura nelle molestie, è doveroso alzare la voce: non è lecito approfittare dei giovani che fanno nuove esperienze. Queste devono essere “formative” per definizione.

Ma chi dedica buona parte del tempo-studio, a scuola e a casa, alle lingue e letterature classiche, alla filosofia, alla storia, ecc. a quale tipo di collocazione aziendale specifica può aspirare?

Da sempre gli istituti alberghieri e per il turismo vedono i ragazzi dedicare l’estate a lavori stagionali del settore. Ma qual è il settore di riferimento per chi frequenta il liceo, scuola “generalista” e pre-universitaria per eccellenza?

Credo che abbiano ragione quei genitori che invogliano i ragazzi ad accettare mansioni di ogni tipo pur di farsi un’idea del mondo del lavoro e delle sue dinamiche. Per inciso, gli studenti possono anche capire come mai solo gli immigrati accettino oggi di fare certi lavori.

È giusto che si deprechi la scarsa sensibilità delle aziende. Un po’ di riflessioni potremmo dedicarle anche alle caratteristiche e (in)competenze dei nostri studenti, possibilmente per fare in modo che arrivino in azienda un po’ meno impreparati.

Contatti:

Sito web: http://www.gporcelli.it/
Blog: https://deiporcellinonsibuttaniente.wordpress.com

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One thought on “Quale scuola per quale lavoro”

  1. Questa mattina, alla radio, un esperto di emigrazione ha definito “ottocentesco” il nostro sistema scolastico. Non sono pienamente d’accordo, ma sta di fatto che i nostri giovani stanno andando a decine di migliaia in paesi dove le “materie classiche” sono marginali e “di nicchia” per i pochi che le scelgono specificamente.
    Malgrado ciò, continueremo a considerare il liceo classico come il sommo vertice del nostro sistema di istruzione secondaria. Finché non implode…

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